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Il processo telematico
Crisi dei tribunali e crisi della città: prospettive di riscostruzione nell’Europa dei diritti’
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Osservatori in assemblea - Informatica e conciliazione sotto i riflettori
Titolo 168
Titolo 167
Titolo 166
Titolo 165
Titolo 164

Dagli altri Osservatori
Intervento sulla riforma del cpc - Elena Riva Crugnola
OGC - Milano
22.06.2009

Il diritto non ha né servi né padroni
è affidato alle cure di tanti
Gustavo Zagrebelsky

Dinanzi al magistrato non si va per tacere
ma bensì per parlare, per far conoscere le
proprie ragioni e i torti dell’avversario con
dichiarazioni precise, positive e pertinenti
alla lite  
Lodovico Mortara

La nuova “miniriforma” del processo civile (o forse, meglio, dei processi civili) si presenta eterogenea nei contenuti, pur accomunati  -nelle intenzioni del legislatore-  dalla finalità di accelerazione dei giudizi.

Così ad esempio, limitando l’esame al procedimento di cognizione di merito, nel testo approvato in via definitiva dal Senato il 26 maggio scorso si ritrovano:
- ritocchi di norme problematiche, in adesione o meno ad orientamenti giurisprudenziali in via di consolidamento (memoria di nomina del nuovo difensore, art.83 cpc; luogo di notificazione della impugnazione, art. 330 cpc; retroattività della sanatoria dei vizi di rappresentanza o assistenza, art.182 cpc; divieto di nuove prove documentali, art.345 cpc);
- restyling della disciplina delle questioni pregiudiziali (artt. 38 e ss; art. 279 cpc);
- aumento della competenza per valore del gdp e introduzione di una nuova ipotesi di competenza per materia del gdp (art.7 cpc);
- riduzione di termini (tre mesi anziché sei per la riassunzione della causa avanti al giudice competente, per la prosecuzione o riassunzione del processo interrotto, per la riassunzione del processo cancellato, per la riassunzione del processo avanti al primo giudice o avanti al giudice del rinvio; sei mesi anziché un anno per il compimento del termine lungo di impugnazione);
- adeguamento di sanzioni e penalità (artt. 54, 67, 118, 255 cpc);
- nuova regolamentazione del contraddittorio “tecnico” relativo alle operazioni del CTU (art.195 cpc) e della assunzione, sull’accordo delle parti, di testimonianza scritta (art.257bis cpc);
- nuovo regime della estinzione (art.307 cpc).

Accanto a questi interventi più palesemente volti a fini acceleratori, la nuova disciplina reca poi anche norme la cui portata complessiva può essere sintetizzata per un primo verso nella valorizzazione del contraddittorio nei suoi aspetti di diritto e di onere e per un secondo verso nella predisposizione di un modello processuale “ordinario” a più varianti, da rapportare alla natura della lite.

Così, per il primo aspetto:
_ il nuovo secondo comma dell’art.101 cpc rinforza la prescrizione di cui al quarto comma dell’art.183 cpc relativa alla indicazione da parte del giudice delle questioni rilevabili d’ufficio, riproducendo anche per il giudizio di merito la disciplina introdotta nel 2006 per il giudizio di cassazione dall’art.384 terzo comma cpc in tema di assegnazione di termine alle parti per prendere posizione sulle questioni rilevate d’ufficio nella fase decisoria;
- il nuovo testo del primo comma dell’art.115 cpc sancisce espressamente la relevatio ab onere probandi per quanto riguarda i “fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita”;
- il nuovo secondo comma dell’art.153 cpc disegna la rimessione in termini come rimedio generale per “la parte che dimostra di essere incorsa in decadenze per causa ad essa non imputabile” (con conseguente abrogazione dell’art.184bis cpc, norma la cui portata era stata prevalentemente confinata al solo giudizio di primo grado);
- il nuovo testo degli artt. 91 e 92 cpc disegna la condanna alle spese come ordinaria conseguenza della soccombenza ovvero della prosecuzione della lite nonostante la formulazione ex adverso di una proposta conciliativa risultata omogenea al contenuto della decisione finale, relegando la compensazione delle spese  -quando non vi sia soccombenza reciproca-  ad ipotesi “eccezionale”.

E, per il secondo aspetto:
- sono abrogate le disposizioni di cui all’art.3 della legge 21.2.2006 n.102 (in tema di applicazione del rito del lavoro “alle cause relative al risarcimento dei danni per morte e lesioni conseguenti ad incidenti stradali”) e al dlgs 17.1.2003 n.5 sul rito c.d. societario (artt. 53, primo comma, e 54, quinto comma, del dl S 1082 B), con previsione di applicazione transitoria delle norme abrogate alle “controversie pendenti alla data di entrata in vigore della legge” (artt 53, secondo comma, e 54, sesto comma).
- viene introdotta  -quale variante “ordinaria” del procedimento di cognizione per le cause a fase decisoria monocratica-  la nuova figura del procedimento sommario disciplinato dagli artt. 702bis e ss cpc (variante il cui innesco è lasciato all’iniziativa dell’attore e alla successiva valutazione del giudice designato sul fatto che le difese svolte dalle parti consentano o meno un’istruzione sommaria, nel secondo caso essendo prevista l’emanazione -a mo’ di passerella-  di un’ordinanza non impugnabile recante fissazione dell’udienza ex art.183 cpc, nel primo invece l’eventuale svolgimento di atti di istruzione rilevanti “omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio” e la decisione della lite con ordinanza provvisoriamente esecutiva passibile di produrre l’effetto di cosa giudicata se non appellata nel termine di trenta giorni);
- nel giudizio di cognizione ordinario, la disciplina del provvedimento decisorio “tipico”, la sentenza, viene ricondotta ad unità, nel senso che anche per le sentenze pronunciate a seguito di trattazione scritta (e non solo per quelle contestuali ex art.281 sexies cpc) viene eliminata la esposizione dello “svolgimento del processo” come parte dell’atto distinta dalla motivazione (nuovo art.132 n.4 cpc), con ulteriore avvicinamento della motivazione della sentenza a quella dell’ordinanza, attraverso il richiamo anche per la motivazione della sentenza al carattere succinto finora proprio ex art.134 cpc della motivazione della sola ordinanza (nuovo art.118 disp. att. cpc);
- il nuovo art.81bis disp. att. cpc introduce  -quale parte integrante del provvedimento del giudice sulle richieste istruttorie-  il “calendario del processo” (vale a dire “l’indicazione delle udienze successive e degli incombenti che verranno espletati”), da adottarsi “sentite le parti e tenuto conto della natura, dell’urgenza e della complessità della causa”;
- l’art.54 del dl S 1082 B disciplina poi apposita “delega al Governo per la riduzione e semplificazione dei procedimenti civili”, nel senso della riconduzione dei “procedimenti civili di natura contenziosa   autonomamente regolati dalla legislazione speciale” ad uno dei tre modelli del codice, rappresentati dal rito di cognizione ordinario, dal rito sommario “ordinario” (al quale dovranno essere ricondotti in particolare “i procedimenti in cui sono prevalenti caratteri di semplificazione della trattazione o dell’istruzione della causa”, con esclusione peraltro in questa variante della “passerella” al rito di cognizione ordinario) e dal rito del lavoro (al quale dovranno essere ricondotti in particolare “i procedimenti in cui sono prevalenti caratteri di concentrazione processuale ovvero di ufficiosità dell’istruzione”).

Dagli organizzatori di questo incontro mi è stato chiesto di illustrare oggi qual è il commento “a caldo” dell’Osservatorio sulla giustizia civile di Milano rispetto alle nuove norme.
Il primo commento è quello iscritto per così dire nel dna degli Osservatori.
Le norme di rito sono attuate nella prassi processuale realizzata dai difensori e dai giudici, corresponsabili entrambi dell’andamento del contraddittorio e della sua “ragionevolezza”:  senza questa assunzione di (cor)responsabilità qualsiasi norma può rimanere lettera morta (come insegna il destino della espressa prescrizione di trattazione orale contenuta nel codice del 1942 e a lungo rimasta inattuata), mentre, all’inverso, prassi “ragionevoli” possono svilupparsi negli spazi lasciati liberi dalla normazione anche sulla base di comuni riflessioni dei protagonisti del processo (come dimostra la regolamentazione del sub-procedimento di CTU, prevista, con molte varianti, da vari Protocolli e anche in questo Foro ricorrente in molti casi prima della sua codificazione nel nuovo art.195 cpc).
Proprio partendo dal dna degli Osservatori possiamo quindi salutare con favore (al di là delle critiche che possono essere rivolte alla formulazione non sempre limpida delle varie disposizioni  ) quei gruppi di norme che, come abbiamo visto, da un lato valorizzano il “ragionevole” dispiegarsi del contraddittorio e dall’altro predispongono strumenti processuali “ordinari” ma adattabili alla singola lite o a categorie di liti.
Nello stesso tempo, dobbiamo però anche ripetere che se alle nuove norme non farà seguito una precisa consapevolezza per così dire “culturale” di difensori e giudici la portata positiva della nuova disciplina è destinata a rimanere sulla carta.

E così, ad esempio:
- la valorizzazione probatoria dei fatti non contestati,
- se non sarà accompagnata da uno schema di redazione degli atti difensivi “per punti”, agevolante la piana ricostruzione delle vicende pacifiche tra le parti, ovvero se non sarà accompagnata da una trattazione orale che tale ricostruzione comunque consenta nel contraddittorio diretto delle parti,
- sarà fonte di innumerevoli questioni interpretative, di fatto e di diritto, così smarrendo la sua portata semplificatrice;
- allo stesso modo le indicazioni normative in tema di rilievo d’ufficio, di calendario del processo e di essenzialità della motivazione rimarranno lettera morta  -quanto alla accelerazione del giudizio-  in assenza di una conduzione “ragionevole” dell’intero processo, sia da parte del giudice (che indirizzi la trattazione sin dall’udienza ex art.183 cpc) sia da parte dei difensori (i cui atti difensivi si concentrino  -anche attraverso adeguate tecniche di redazione-  sulle questioni realmente controverse, così favorendo una motivazione non impoverita ma a sua volta in grado di dare compiuta evidenza alla specifica ratio decidendi del caso concreto);
- e, ancora, la introduzione del rito sommario potrà giovare ai tempi della giustizia civile solo in presenza di scelte difensive e di indirizzi giurisprudenziali che concordemente ne colgano le reali potenzialità rispetto a categorie di cause o a singole cause non bisognose di istruzione “complessa”, altrimenti anche questo rito rischiando o di rimanere lettera morta o di dar luogo a complicazioni processuali con effetto dilatorio.

Per tirare le fila di questo primo commento:  l’Osservatorio è convinto che (anche) le nuove norme richiedano una formazione comune di avvocati e magistrati, a nostro parere davvero necessaria  -tanto più in un Foro così ampio come quello di Milano- per costruire insieme prassi applicative che ne sfruttino tutte le potenzialità.
In questo senso siamo stati impegnati nell’ultimo anno sul tema del raccordo tra atti difensivi e motivazione della sentenza, organizzando incontri e laboratori anche di simulazione processuale molto partecipati, dei quali tireremo presto le fila, in riferimento alla nuova disciplina della contestazione e della motivazione della sentenza:  analogo impegno penso potremo spendere nello “osservare” anche con simulazioni sperimentali le altre novità processuali, in particolare in tema di rito sommario, invitando tutti voi a partecipare ai nostri lavori….

elena riva crugnola

Intervento sulla riforma del cpc - Elena Riva Crugnola
 
Spunti e proposte in tema di fase iniziale rito ordinario civile di cognizione: elementi prassi
Decisione e motivazione
Il problema dell’esibizione di documenti nel codice di rito italiano
Protocollo per le udienze civili del Tribunale di Firenze “ Testo modificato ed aggiornato alla luce delle leggi n. 80 e n. 263 del 2005 e delle esperienze degli altri Osservatori.
Conclusioni
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