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Il processo telematico
Crisi dei tribunali e crisi della città: prospettive di riscostruzione nell’Europa dei diritti’
Primi materiali per l’Assemblea Nazionale 2010
Osservatori in assemblea - Informatica e conciliazione sotto i riflettori
Titolo 168
Titolo 167
Titolo 166
Titolo 165
Titolo 164

Assemblea Nazionale - 2006
Decisione e motivazione
A cura del dott. Giorgio di Benedetto
I. Obbligo di motivazione e controllo. Deliberazione e giustificazione - II. Le tecniche di motivazione. Parti della sentenza e vizi ricorrenti - III. Le parti della motivazione - IV. I vizi ricorrenti - V. Le parti ineliminabili della sentenza - VI. La sentenza ex art. 281 sexies - VII. La sentenza a seguito di trattazione orale prevista nel nuovo rito societario - VIII. La redazione della sentenza ex art. 281 sexies nel rito ordinario e nel rito societario - IX. Conclusioni
03.06.2006
A conclusione di queste note alcune informazioni sui carichi di lavoro possono offrire una più realistica considerazione dell’incidenza della scrittura sulla durata dei processi. 
Il dato da cui occorre partire è che, in controversie di media complessità, è assai difficile, per un magistrato anche volenteroso, redigere, nelle forme tradizionali, più di 120-160 sentenze l’anno (più di una sentenza ogni due giorni lavorativi). Ciò vuol dire che un ruolo di 900 cause non può essere esaurito in primo grado -ipotizzando una media del 10 % di cause abbandonate o conciliate-, in meno di 5-7 anni; un ruolo di 1.500 cause in meno di 8-11 anni; un ruolo di 2.000 cause in meno 11-15 anni. Su tali premesse non ci vuol molto a capire che l’aspettativa di una congrua riduzione dei tempi del processo non può essere interamente riposta nei vantaggi derivanti dall’abbreviazione degli scritti. Per contenere in tre anni i tempi di definizione di un ruolo di 1200 cause i vantaggi dovrebbero essere tali da far triplicare il numero delle sentenze (360 l’anno) e sarebbe quanto meno ingenuo sperare in un simile risultato, ancor più ingenuo pensare di ottenerlo col semplice cambiamento del modo di scrivere. Va perciò evitato l’errore di cercare un’unica causa e un unico rimedio in un problema complesso come quello della durata dei processi. Problemi simili hanno cause molteplici e richiedono approcci molteplici. Fra questi non vi è solo, vi è anche la dimensione degli atti scritti; il ché vuol dire tuttavia che se non è solo con la brevità dei testi che possono ridursi i tempi del processo, altrettanto vero è che nessun apprezzabile risultato in questa direzione può ottenersi senza un altrettanto apprezzabile cambiamento nel modo di scrivere. 
Ovvio poi che prolissità o concisione dipendano dai contenuti (lo stesso numero di pagine può essere eccessivo o insufficiente a seconda del numero e della complessità delle questioni) e ovvio che giudice di tali contenuti può essere solo l’autore del testo. Ciò introduce tuttavia al quesito fondamentale. Accetterebbero i magistrati di scrivere sentenze del tipo “visto l’atto di citazione con cui Tizio ha chiesto a, b, c, sul presupposto di x, y, z, - considerato x1, y1, z1 - PQM  a1, b1, c1” ? E accetterebbero gli avvocati di scrivere memorie dello stesso tipo ? Una certa tendenza ad abbondare nell’esposizione dei propri argomenti nasce da ragioni anche forti, come il timore per i magistrati di una motivazione insufficiente o la preoccupazione, per gli avvocati, di una difesa carente. A fronte di tali rischi la brevità non è premiata in alcun modo, donde la convenienza per chi scrive ad accostarsi al lato della prolissità piuttosto che a quello della concisione. 
Come riequilibrare le due istanze? Al momento attuale la concisione ha dalla sua solo il favore con cui viene accolta da chi l’atto è chiamato a leggerlo; trasformare tale favore in un incentivo per chi l’atto è chiamato a scriverlo può essere un primo passo nella direzione giusta (vengono in mente esenzioni fiscali per gli atti che non superino una soglia minima e aggravi per quelli che eccedano una soglia massima). Ma ancor più utile, nel lungo periodo, sarebbe assumere coscienza dell’importanza che riveste, nella c.d. società dell’informazione, una generale educazione alla sintesi, quale unico rimedio contro i rischi di autentico inquinamento informatìvo cui sempre più saremo esposti con la diffusione degli strumenti informatici; assumere coscienza, in altre parole, del valore della brevità.
Cosa debba poi intendersi per brevità, concetto sin qui utilizzato in modo solo intuitivo, e se sia possibile, in qualche modo, “misurarne il grado” (progetto che implica tuttavia il dominio di una nozione problematica come quella di contenuto) è questione che eccede i limiti del presente lavoro.
Decisione e motivazione
 
Spunti e proposte in tema di fase iniziale rito ordinario civile di cognizione: elementi prassi
Decisione e motivazione
Il problema dell’esibizione di documenti nel codice di rito italiano
Protocollo per le udienze civili del Tribunale di Firenze “ Testo modificato ed aggiornato alla luce delle leggi n. 80 e n. 263 del 2005 e delle esperienze degli altri Osservatori.
Conclusioni
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