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Titolo 168
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Titolo 164

Documenti
Il problema dell’esibizione di documenti nel codice di rito italiano
di Beatrice Ficcarelli e Mauro Pinarelli
Paragrafo n. 1 - Paragrafo n. 1.1 - Paragrafo n. 2 - Paragrafo n. 2.1 - Paragrafo n. 2.2 - Paragrafo n. 2.3 - Paragrafo n. 2.4 - Paragrafo n. 2.5 - Paragrafo n. 2.6 - Paragrafo n. 3 - Paragrafo n. 3.1 - Paragrafo n. 3.1.1 - Paragrafo n. 3.2 - Paragrafo n. 3.3 - Paragrafo n. 4 - Paragrafo n. 5 - Paragrafo n. 5.1 - Paragrafo n. 6 - Paragrafo n. 6.1
01.01.2003
La specifica indicazione del documento o cosa (art.94 disp. att. c.p.c)e il divieto di ricerche a scopi esplorativi.
Anche il principio -sancito dall’art.94 delle disposizioni di attuazione- secondo cui l’istanza di esibizione deve contenere la specifica indicazione del documento o della cosa che ne sia oggetto, è sempre stato interpretato in modo costante e non pare meritevole di particolari censure. Esso infatti, nella migliore interpretazione dottrinale e giurisprudenziale, si pone in linea con l’esigenza che la parte richiedente debba, oltre ad allegare i fatti principali o secondari che intende provare con il documento, anche individuare uno o più documenti determinati in termini idonei e sufficienti ad evitarne la confusione con altri documenti o cose .
La necessità che il richiedente l’esibizione faccia riferimento ad un oggetto la cui esistenza ed i cui contorni fisici non diano adito a dubbi, comporta in primo luogo l’impossibilità che l’istanza sia inoltrata proprio al fine di accertare l’esistenza del documento medesimo .L’ordine di esibizione, infatti, non può essere emesso al solo scopo di indagare se la prova dei fatti controversi possa essere rinvenuta nei documenti che si richiedono alla controparte o al terzo; al contrario, l’art.94 disp.att. ha inteso evitare che l’esibizione si trasformi in una ricerca a scopi esplorativi . Questo requisito è del resto conforme ai principi generali in tema di prova. L’istanza di esibizione deve infatti rispondere a quegli stessi principi al rispetto dei quali è preordinata e indirizzata la capitolazione dei fatti che formano l’oggetto dell’interrogatorio formale e del giuramento, poichè anche il suo contenuto serve a rendere possibile l’indagine del giudice sulla concludenza e sulla rilevanza del mezzo istruttorio ai fini della necessità di acquisirli al processo . A tal fine la giurisprudenza di legittimità ha specificato che la deduzione della parte richiedente sulla circostanza che i documenti richiesti costituiscono prova dei fatti controversi in causa, è condizione imprescindibile perché l’istanza venga accolta (proprio perché l’ordine non può essere emesso al solo scopo di indagare se tale prova possa essere rinvenuta nei documenti) .
Con riferimento alle situazioni che nella prassi attuale costituiscono più di frequente oggetto di richieste esibitorie, al fine della prova dell’eccepito soddisfacimento del credito cartolare di una banca, è stato negato che l’esibizione potesse essere sollecitata e disposta con generico riferimento alla contabilità della banca medesima, senza specificazione di quale partita o registrazione conterrebbe quella dimostrazione. La Cassazione, in particolare, ha inteso puntualizzare che, nella fattispecie, nonostante l’istanza indicasse il fatto da provare, non dava però alcuna indicazione sulla partita o registrazione della contabilità della banca che avrebbe dovuto dimostrarlo e si traduceva pertanto in un’inammissibile pretesa di acquisire indiscriminatamente tale contabilità nella speranza di rinvenirvi annotazioni a lei favorevoli ovvero di stralciare ed estrarre dai propri libri le registrazioni potenzialmente idonee a confortare l’eccezione avversaria . In materia di locazioni, la giurisprudenza ha invece ritenuto ammissibile e legittima, censurando la contraria decisione dei giudici di merito, l’istanza di esibizione riferita ad un contratto di locazione del quale il richiedente aveva saputo indicare l’oggetto cioè l’immobile, la data ed il nome del locatore, ma non anche il nome del conduttore.
Il requisito dell’indicazione specifica dei documenti ha pertanto il significato teorico ben preciso della necessità di definire con esattezza i confini di un istituto, come quello esibitorio, altrimenti suscettibile di abuso ad opera della parte, la quale potrebbe utilizzarlo a sostegno delle proprie pretese per ricercare una prova che non solo non ha, ma di cui non conosce neanche l’esistenza, con una conseguente eccessiva intrusione nella sfera di disponibilità dell’ipotetico detentore.
Il divieto di procedure ad explorandum costituisce ancor oggi un elemento costante dei paesi appartenenti all’area di civil law. Anche l’ordinamento francese subordina infatti la propria production forcée des pièces ad un simile requisito ; nell’ordinamento statunitense, invece, le indagini di tipo esplorativo o fishing expeditions come vengono comunemente chiamate, sono connaturate da tempo al sistema del processo civile e trovano spiegazione in base alla peculiare struttura processuale di questo modello. In quell’ordinamento il meccanismo esibitorio è proteso all’assunzione non di informazioni necessariamente specifiche ma anche di informazioni generiche. La discovery documentale americana, infatti, non assolve solo allo scopo istituzionale che le è proprio, vale a dire l’acquisizione al giudizio delle prove documentali, ma anche e soprattutto alla definizione stragiudiziale delle liti e tale obiettivo può essere raggiunto solamente raccogliendo tutte le informazioni che si palesino rilevanti per la controversia secondo una nozione di rilevanza estremamente ampia.
 
Spunti e proposte in tema di fase iniziale rito ordinario civile di cognizione: elementi prassi
Decisione e motivazione
Il problema dell’esibizione di documenti nel codice di rito italiano
Protocollo per le udienze civili del Tribunale di Firenze “ Testo modificato ed aggiornato alla luce delle leggi n. 80 e n. 263 del 2005 e delle esperienze degli altri Osservatori.
Conclusioni
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