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Titolo 164

Documenti
Il problema dell’esibizione di documenti nel codice di rito italiano
di Beatrice Ficcarelli e Mauro Pinarelli
Paragrafo n. 1 - Paragrafo n. 1.1 - Paragrafo n. 2 - Paragrafo n. 2.1 - Paragrafo n. 2.2 - Paragrafo n. 2.3 - Paragrafo n. 2.4 - Paragrafo n. 2.5 - Paragrafo n. 2.6 - Paragrafo n. 3 - Paragrafo n. 3.1 - Paragrafo n. 3.1.1 - Paragrafo n. 3.2 - Paragrafo n. 3.3 - Paragrafo n. 4 - Paragrafo n. 5 - Paragrafo n. 5.1 - Paragrafo n. 6 - Paragrafo n. 6.1
01.01.2003
“Richiesta di informazioni alla Pubblica amministrazione” (art. 213 c.p.c.) e esibizione di documenti amministrativi: la complementarità degli istituti. Brevi cenni
Il codice di procedura civile, a chiusura delle norme dettate per l’esibizione delle prove e precisamente all’art.213, sancisce un istituto a sé stante che si differenzia sostanzialmente dall’esibizione disciplinata dalle norme immediatamente precedenti.
Si tratta della “richiesta di informazioni alla Pubblica Amministrazione” che permette al giudice, “fuori dei casi previsti negli articoli 210 e 211”, di richiedere d’ufficio alla pubblica amministrazione le informazioni scritte relative ad atti e documenti dell’amministrazione stessa, che sia necessario acquisire al processo.
I problemi interpretativi sollevati dalla norma, sia a causa delle espressioni in essa utilizzate, sia della collocazione che il codice le ha riservato, sono molteplici. La sua ratio, nell’intenzione del legislatore, solo in parte è stata infatti acclarata dalla Relazione del Guardasigilli. In quella sede, si specifica soltanto che il potere di chiedere informazioni alla pubblica amministrazione si inquadra a pieno titolo nel progettato “accrescimento dei poteri probatori del giudice”, al fine di ampliare, anche nel processo ordinario di tipo dispositivo, l’”ambito della ricerca ufficiale della verità”, con conseguente rafforzamento dei “mezzi per renderla profittevole” . La Relazione, in altre parole, ha senz’altro consentito di definire come “inquisitorio” il potere del giudice di richiedere informazioni alla pubblica amministrazione , ma ha lasciato irrisolta una lunga serie di interrogativi riguardanti l’ambito di applicazione dell’art.213 e, soprattutto, i suoi rapporti con la disciplina dell’esibizione documentale.
La giurisprudenza ha così dovuto chiarire, per prima cosa, la funzione complementare e di controllo dell’indagine che il giudice può compiere servendosi di tale articolo, un’indagine che mai può sostituirsi all’onere della prova che resta incombente sulle parti. Molte sono infatti le decisioni che specificano come la richiesta del giudice sia consentita al solo scopo di eliminare lacune ed incertezze nei casi in cui non sia possibile alle parti provvedere diversamente, ma che il giudice mai può sostituirsi alla mancata o deficiente attività delle parti medesime. Esse, semmai, possono sollecitare il potere del giudice medesimo , ma spetta esclusivamente a questi la valutazione della necessità di acquisire d’ufficio informazioni altrimenti non conoscibili, che alla parte non sarebbe possibile fornire in quanto non rientrano nella sua potestà .
Il precetto di cui all’art.213 c.p.c, secondo la giurisprudenza (sul punto peraltro costante) conferisce, in altre parole, al giudice una facoltà discrezionale, il cui mancato esercizio non è infatti suscettibile di sindacato per cassazione .
Sebbene la lettera dell’art.213 lo lasciasse intendere abbastanza chiaramente, è stato ugualmente necessario evidenziare come la “Richiesta di informazioni alla pubblica amministrazione” fosse cosa diversa dall’esibizione di documenti (chiaramente posseduti dalla Pubblica Amministrazione): quest’ultima, infatti, necessita, come l’esibizione rivolta agli altri soggetti, dell’istanza di parte ex art.210 c.p.c. Ciò ha portato a ritenere che i due strumenti possano essere anche utilizzati entrambi, nel senso che il giudice, valendosi del suo potere discrezionale, possa chiedere, anche dopo l’esibizione del documento da parte della pubblica amministrazione ai sensi dell’art.210, le informazioni scritte che reputi utili per completare o inquadrare meglio circostanze che risultano dal documento stesso o siano del tutto estranee al contenuto di esso . Di conseguenza, se il giudice ritenga che gli elementi già acquisiti al processo siano sufficienti per la decisione, non eserciterà il suo potere neanche su richiesta, mentre nel caso in cui li ritenga insufficienti, dovrà valutare questa carenza alla luce del principio dell’onere della provae verificare se questo sia stato assolto o meno ai fini dell’applicazione della regola di giudizio di cui all’articolo 2697 solo dopo aver esperito il mezzo istruttorio necessario a provare i fatti e qualora continuino ad essere insufficienti gli elementi a sua disposizione.
L’esame delle fattispecie in cui è stata finora disposta un’indagine secondo l’art.213 c.p.c.può aiutare a chiarire sia la portata di queste affermazioni sia il genere di atti e documenti cui l’informativa può riferirsi ed i limiti in cui essa debba essere contenuta(con riferimento a quest’ultimo profilo è stato anzi in più occasioni specificato -a parte l’impossibilità di superare i termini del thema decidendum- il divieto che l’istituto venga utilizzato per finalità esplorative, ma la necessità che esso si riferisca, al contrario, a documenti specifici e ben individuati costituenti elementi decisivi ed essenziali ai fini del decidere ).
E’ stata per esempio considerata legittima l’ordinanza del giudice con cui venga disposta, ai sensi dell’art.213 c.p.c, un’indagine del servizio sociale territorialmente competente ai fini dell’adozione dei provvedimenti, anche se solo temporanei, sull’affidamento della prole in ipotesi di divorzio o di separazione personale dei coniugi . Allo stesso modo si è ritenuto che il parere dell’associazione professionale di appartenenza, ai fini della determinazione giudiziale del compenso dovuto al professionista, può essere richiesto d’ufficio dal giudice tramite l’art.213 c.p.c . Inoltre, la facoltà per il giudice di richiedere informazioni alla pubblica amministrazione è stata riconosciuta anche nell’ambito del giudizio di opposizione contro l’ordinanza-ingiunzione irrogativa di una sanzione pecuniaria amministrativa per infrazione stradale, nelle frequenti ipotesi in cui debba essere provata la mancata o intempestiva notificazione al trasgressore del verbale di contestazione, stante l’estrema difficoltà per l’opponente di dare siffatta dimostrazione e in virtù del dovere della pubblica amministrazione di collaborare lealmente nell’acquisizione di tale prova . Infine, sono state spesso oggetto di “richiesta di informazioni”, anche le norme dei regolamenti edilizi locali integrative delle disposizioni del codice civile in materia di costruzioni di cui a carico del giudice è stato riconosciuto addirittura l’obbligo di acquisirne d’ufficio la diretta conoscenza risalendo alle normali fonti di produzione delle stesse.
 
Spunti e proposte in tema di fase iniziale rito ordinario civile di cognizione: elementi prassi
Decisione e motivazione
Il problema dell’esibizione di documenti nel codice di rito italiano
Protocollo per le udienze civili del Tribunale di Firenze “ Testo modificato ed aggiornato alla luce delle leggi n. 80 e n. 263 del 2005 e delle esperienze degli altri Osservatori.
Conclusioni
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