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Titolo 164

Documenti
Il problema dell’esibizione di documenti nel codice di rito italiano
di Beatrice Ficcarelli e Mauro Pinarelli
Paragrafo n. 1 - Paragrafo n. 1.1 - Paragrafo n. 2 - Paragrafo n. 2.1 - Paragrafo n. 2.2 - Paragrafo n. 2.3 - Paragrafo n. 2.4 - Paragrafo n. 2.5 - Paragrafo n. 2.6 - Paragrafo n. 3 - Paragrafo n. 3.1 - Paragrafo n. 3.1.1 - Paragrafo n. 3.2 - Paragrafo n. 3.3 - Paragrafo n. 4 - Paragrafo n. 5 - Paragrafo n. 5.1 - Paragrafo n. 6 - Paragrafo n. 6.1
01.01.2003
Il controverso rapporto tra ordine di esibizione e sequestro giudiziario di prove (art.670 2° comma c.p.c.)
La lacunosità della normativa attuale in ordine all’esistenza di strumenti che permettano l’effettiva acquisizione al processo della res exhibenda, trova conferma nell’orientamento dottrinale (che reca anche voci giurisprudenziali e dottrinali molto recenti ) che vede nel sequestro giudiziario di prove sancito dall’art.670 2° comma c.p.c. la risposta più soddisfacente rispetto alla totale mancanza di sanzioni che si possano applicare nel caso in cui il provvedimento esibitorio del giudice resti inosservato (la norma, collocata nel codice di procedura civile tra i procedimenti cautelari, stabilisce la possibilità per il giudice di autorizzare il sequestro giudiziario di libri, registri documenti e di ogni altra cosa da cui si pretende desumere elementi di prova quando sia controverso il diritto alla loro esibizione o comunicazione e sia opportuno provvedere alla loro custodia temporanea).
Il problema dei rapporti tra l’art.670 2° comma e la disciplina dell’esibizione di cui all’art.210 c.p.c è tuttavia innegabilmente complesso enon può trovare una risposta nell’orientamento che vede le due norme in termini complementari.
Il principale problema intepretativo al riguardo si appunta infatti sulla nozione di “controversia sul diritto di esibizione”: se cioè sia tale solo quella che abbia ad oggetto un vero e proprio diritto sostanziale all’esibizione (quali ad esempio i diritti attribuiti ai soci di società di capitali dagli artt.2422 2490 c.c. ) o se è sufficiente che si controverta intorno all’esercizio del potere processuale di chiedere l’emanazione di un ordine di esibizione da parte del giudice ed all’accoglibilità o meno di tale azione, il cui fondamento è collegato unicamente a presupposti e limiti processuali. Nel primo caso legittimato a chiedere il sequestro sarebbe unicamente il titolare di un diritto sostanziale sul documento. Nel secondo caso, che vede nel sequestro ex art.670 2° comma c.p.c l’aspetto cautelare dell’esibizione di cui all’art.210 c.p.c,parte della dottrina avrebbe ricostruito, per via di interpretazione, uno strumento di esecuzione coattiva dell’ordine di esibizione, aggirando la sua estraneità al novero tassativo dei titoli esecutivi. La tesi è però da criticare, ed uno dei motivi è proprio questo.
A favore dell’orientamento cd. “sostantivistico” militano intanto numerosi ed inequivocabili argomenti, primo fra tutti la stessa denominazione dell’istituto di cui all’art.670 c.p.c come sequestro giudiziario. Questo tipo di sequestro, infatti, presuppone sempre una controversia intorno a vantati diritti soggettivi. Diversamente, per la tutela della disponibilità delle prove da parte del giudice il mezzo cautelare idoneo sarebbe il sequestro conservativo . Inoltre,mentre il sequestro presuppone sempre la possibilità di un’esecuzione coattiva, l’ordine di esibizione, per interpretazione costante, non può essere eseguito nelle forme dell’esecuzione forzata, in quanto non ricompreso nel novero dei titoli esecutivi di cui all’art.474 c.p.c. In base a questo presupposto, sarebbe pertanto incongruo che, ai fini del sequestro, si potesse preventivamente apprendere con una cognizione sommaria quanto non si possa apprendere dopo lo svolgimento di normale contraddittorio circa la legittimità dell’ordine di esibizione e dopo il constatato inadempimento dell’ordine stesso.
Secondo la presente ricostruzione pertanto, chi si prospetti la possibilità di dover chiedere al giudice l’ordine di esibizione di prove a norma dell’art.210 c.p.c e tema che nelle more dell’accoglimento della sua richiesta la prova possa scomparire, non può richiedere l’applicazione dell’art.670 2° comma c.p.c., anche se sia esistente il fumus boni iuris della sua pretesa . E tale sequestro non può neppure essere richiesto con riferimento a documenti di cui sia già stata ordinata infruttuosamente l’esibizione .
Tutto questo equivale a dire che il sequestro ex art.670 n°2 c.p.c non può essere messo in relazione con l’esibizione processuale, ma solo con quella sostanziale e che l’assenza di sanzioni che renda effettivo un provvedimento di esibizione processuale non può comportare l’applicabilità di una norma preposta ad uno scopo differente.
Si deve pertanto concordare con chi ha da sempre escluso la possibilità di utilizzare il sequestro giudiziario di prove in funzione dell’esecuzione coattiva dell’ordinanza istruttoria di esibizione, affermando che è sempre più corretto prendere atto della difficile applicabilità di una norma esistente che patrocinare l’applicazione di una norma inesistente . De iure condendo ciò conferma (anche) la nostra convinzione che lo strumento adeguato per assicurare l’acquisizione processuale di documenti non possa essere l’esecuzione forzata dei provvedimenti esibitori, bensì l’uso di altri mezzi come ad esempio quelli di coercizione indiretta sul modello delle ricordate astreintes del modello francese.
 
Spunti e proposte in tema di fase iniziale rito ordinario civile di cognizione: elementi prassi
Decisione e motivazione
Il problema dell’esibizione di documenti nel codice di rito italiano
Protocollo per le udienze civili del Tribunale di Firenze “ Testo modificato ed aggiornato alla luce delle leggi n. 80 e n. 263 del 2005 e delle esperienze degli altri Osservatori.
Conclusioni
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