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Titolo 168
Titolo 167
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Titolo 164

Documenti
Il problema dell’esibizione di documenti nel codice di rito italiano
di Beatrice Ficcarelli e Mauro Pinarelli
Paragrafo n. 1 - Paragrafo n. 1.1 - Paragrafo n. 2 - Paragrafo n. 2.1 - Paragrafo n. 2.2 - Paragrafo n. 2.3 - Paragrafo n. 2.4 - Paragrafo n. 2.5 - Paragrafo n. 2.6 - Paragrafo n. 3 - Paragrafo n. 3.1 - Paragrafo n. 3.1.1 - Paragrafo n. 3.2 - Paragrafo n. 3.3 - Paragrafo n. 4 - Paragrafo n. 5 - Paragrafo n. 5.1 - Paragrafo n. 6 - Paragrafo n. 6.1
01.01.2003
L’inadempimento del terzo:l’applicabilità della pena pecuniaria di cui all’art.118, comma 3 c.p.c.
Nel caso in cui l’ordine di esibizione sia rivolto ad un soggetto terzo rispetto alle parti in causa, il legislatore italiano si è preoccupato, con una disposizione ad hoc, (cioè l’art.211 c.p.c), di assicurare la tutela dei suoi diritti, accordandogli la possibilità da un lato, di partecipare attivamente alla determinazione del Giudice in ordine all’opportunità di disporre o meno l’esibizione, dall’altro, consentendogli di muovere opposizione all’ordinanza già emessa . Il nostro codice di rito, infatti, nell’accentuata visione pubblicistica da cui è ispirato, ha ridimensionato la figura di emarginato processuale del terzo medesimo, predisponendo, in più di un’occasione, tra cui questa, la sua possibilità di collaborare con le parti in fase istruttoria per il fine superiore della giustizia.
Sono stati pertanto individuati tre momenti in cui possa attuarsi la tutela del terzo rispetto all’ordine di esibizione del giudice: uno anteriore, attraverso la citazione, per mettere questi in condizione di far valere le proprie ragioni in una fase ancora utile per inibire l’ordine; uno contestuale all’ordine medesimo, attraverso il contemperamento dell’interesse della giustizia con i suoi diritti e, infine, uno successivo che consente al terzodi contestare la legittimità dell’ordine già emesso.
A parte i comprensibili problemi interpretativi sollevati dalla norma in questione (che sorgono principalmente a causa della difficoltà di individuare il rapporto in cui la norma medesima si pone rispetto alla rimanente disciplina processuale dell’esibizione ), merita particolare considerazione il problema delle conseguenze che si verificano in caso di inottemperanza da parte del terzo all’ordine di esibizione disposto dal giudice. Non deve trascurarsi infatti che, da un punto di vista pratico, le situazioni di inottemperanza da parte di un terzo si profilano come assai frequenti data la veste di depositari o di detentori di documenti o cose nell’interesse altrui che possono rivestire determinati soggetti (basti pensare a banche, avvocati, notai o società di capitali di cui è socio la controparte) e il loro frequente disinteresse per la vicenda processuale.
La rilevanza di questa indagine è resa tanto più evidente dal fatto che il comportamento negativo del terzo non può essere in alcun modo valutato dal giudice a livello probatorio, come invece accade per le parti, poiché la sua estraneità alla lite non consente una soluzione direttamente collegata all’esito di un processo che non lo riguarda.
Dal momento che è opinione pacifica che l’ordinanza di esibizione non sia coercibile , la risposta più immediata all’esigenza di sanzionare il comportamento del terzo è stata rinvenuta (ancora) nell’articolo 118, 3° comma c.p.c. in base al quale il terzo che rifiuta l’ispezione è passibile di una pena pecuniaria non superiore a lire diecimila.
Non è difficile cogliere in tale soluzione -che postula necessariamente quella visione unitaria dei mezzi istruttori ispezione-esibizione a cui dottrina e giurisprudenza sono spesso ricorse-, una sostanziale inadeguatezza ed inutilità a risolvere il tema dell’effettività dell’ordinanza di esibizione, chiaramente a causa della irrisorietà della pena prevista. Resta invece diffusa la convinzione della bontà dello strumento sanzione pecuniaria in sé purchè di valore adeguato.
 
Spunti e proposte in tema di fase iniziale rito ordinario civile di cognizione: elementi prassi
Decisione e motivazione
Il problema dell’esibizione di documenti nel codice di rito italiano
Protocollo per le udienze civili del Tribunale di Firenze “ Testo modificato ed aggiornato alla luce delle leggi n. 80 e n. 263 del 2005 e delle esperienze degli altri Osservatori.
Conclusioni
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