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Crisi dei tribunali e crisi della città: prospettive di riscostruzione nell’Europa dei diritti’
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Titolo 168
Titolo 167
Titolo 166
Titolo 165
Titolo 164

Documenti
Il problema dell’esibizione di documenti nel codice di rito italiano
di Beatrice Ficcarelli e Mauro Pinarelli
Paragrafo n. 1 - Paragrafo n. 1.1 - Paragrafo n. 2 - Paragrafo n. 2.1 - Paragrafo n. 2.2 - Paragrafo n. 2.3 - Paragrafo n. 2.4 - Paragrafo n. 2.5 - Paragrafo n. 2.6 - Paragrafo n. 3 - Paragrafo n. 3.1 - Paragrafo n. 3.1.1 - Paragrafo n. 3.2 - Paragrafo n. 3.3 - Paragrafo n. 4 - Paragrafo n. 5 - Paragrafo n. 5.1 - Paragrafo n. 6 - Paragrafo n. 6.1
01.01.2003
Segue: Rifiuto di esibire e rifiuto di rispondere all’interrogatorio formale: un accostamento possibile?
In particolare, in alternativa alla tesi che ricollega all’ “argomento di prova” il carattere di probatio inferior, nella dottrina è stata prospettata anche la possibilità che esso costituisca, invece, un elemento primario di prova con effetti assimilabili a quelli di una ficta confessio. Questa ricostruzione dell’argomento di prova ha reso possibile l’applicazione, anche alle ipotesi di inadempimento degli articoli 210 e seguenti c.p.c, delle conseguenze stabilite dall’articolo 232 c.p.c per la mancata risposta all’interrogatorio formale della parte che consente al giudice di ritenere come ammessi i fatti dedotti nell’interrogatorio .
L’accostamento tra mancata risposta all’interrogatorio formale e mancato adempimento dell’ordine di esibizione –che consentirebbe, in questo caso, di ritenere come ammessi i fatti che si assumevano contenuti nel documento non esibito-, è stato operato, tuttavia, anche in modo “diretto”, senza cioè il tramite dell’”argomento di prova”. Ciò è avvenuto grazie ad un’analisi parallela sia degli aspetti pubblicistici che ispirano i due istituti, sia dalle caratteristiche delle relative istanze che presenterebbero aspetti comuni .
Il risultato ottenuto con tale interpretazione analogica (molto simile a quello che consegue alla tesi più permissiva sugli argomenti di prova) si scontra, ad ogni modo, con il limite dell’apprezzamento del giudice il quale può e non deve ritenere i fatti come ammessi. Come accade per l’interrogatorio formale di cui all’art.232 c.p.c., infatti, anche in questo caso il giudice dovrà comunque valutare le ragioni addotte dalla parte a giustificazione dell’inosservanza dell’ordine, far debito conto di tutte le particolarità del caso e compiere una valutazione complessiva dei risultati dell’istruzione probatoria della causa .
L’opportunità di incoraggiare simili soluzioni interpretative, è stata largamente sentita come l’unica rintracciabile de iure condito. L’accostamento tra mancata esibizione e mancata risposta all’interrogatorio formale, per esempio, è quanto ilProgetto Liebman di riforma del codice di procedura civile del 1977 ha proposto come rimedio espresso al problema dell’eventuale inosservanza della parte al provvedimento esibitorio del giudice. Esso infatti all’art.196 stabilisce che “se la parte cui è ordinata l’esibizione rifiuta di eseguirla senza giustificato e comprovato motivo, il giudice può, valutata ogni altra circostanza, ritenere per ammessi i fatti cui l’esibizione si riferisce” .
De iure condendo, invece, pare possibile rivolgersi verso scelte risolutive sperimentate in altri ordinamenti, che si sono rivelate in grado di garantire all’istituto esibitorio una maggiore effettività. Pensiamo alle astreintes francesi o al contempt of court anglosassone, misure queste che sono perfettamente compatibili anche con un processo che resti ancorato al principio dispositivo.
 
Spunti e proposte in tema di fase iniziale rito ordinario civile di cognizione: elementi prassi
Decisione e motivazione
Il problema dell’esibizione di documenti nel codice di rito italiano
Protocollo per le udienze civili del Tribunale di Firenze “ Testo modificato ed aggiornato alla luce delle leggi n. 80 e n. 263 del 2005 e delle esperienze degli altri Osservatori.
Conclusioni
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