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Titolo 167
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Titolo 164

Documenti
Il problema dell’esibizione di documenti nel codice di rito italiano
di Beatrice Ficcarelli e Mauro Pinarelli
Paragrafo n. 1 - Paragrafo n. 1.1 - Paragrafo n. 2 - Paragrafo n. 2.1 - Paragrafo n. 2.2 - Paragrafo n. 2.3 - Paragrafo n. 2.4 - Paragrafo n. 2.5 - Paragrafo n. 2.6 - Paragrafo n. 3 - Paragrafo n. 3.1 - Paragrafo n. 3.1.1 - Paragrafo n. 3.2 - Paragrafo n. 3.3 - Paragrafo n. 4 - Paragrafo n. 5 - Paragrafo n. 5.1 - Paragrafo n. 6 - Paragrafo n. 6.1
01.01.2003
Il sistema dell’esibizione documentale nel codice di procedura civile del 1942: la relazione del Guardasigilli e le aspirazioni del nuovo istituto.
Sull’esempio della legislazione francese ed in ossequio al principio individualistico dei codici napoleonici, in Italia, nella vigenza del codice di procedura civile del 1865, l’obbligo di esibire documenti in un giudizio era limitato alle ipotesi in cui il richiedente vantasse su di essi un diritto di natura privatistica. Nessuno, parte o terzo rispetto al giudizio, poteva essere costretto ad esibire nel processo medesimo documenti di cui non fosse proprietario, comproprietario o quantomeno documenti che non fossero anche a lui comuni, cioè documenti che costituissero la prova di atti o fatti cui il richiedente stesso avesse direttamente contribuito.
Per questo motivo, la possibilità di chiedere l’esibizione era ammessa solamente quando potesse essere vantato un diritto sostanziale sul documento; diritto che fungeva da giustificazione teorica e, contemporaneamente, da limite applicativo dell’ordine giudiziale di esibizione. L’istanza di esibizione veniva così (correttamente) strutturata come una actio ad exhibendum, fondata sul diritto di comproprietà o su un obbligo legale di presentazione.
Nel 1942, con l’entrata in vigore del nuovo codice di procedura civile, l’idea sostanzialista che fino a quel momento ha retto interamente la teoria dell’esibizione e che, in assenza di specifiche norme processuali, ne ha anzi consentito la concreta edificazione, viene superata dal dato normativo degli artt. 210 e seguenti (oltre che dagli artt. 94 e 95 delle disposizioni di attuazione). La nuova disciplina libera l’esibizione da qualsiasi presupposto sostanziale e crea un istituto di ratio e funzione esclusivamente processuali, che riconosce alle parti il potere, puramente istruttorio, di pretendere l’esibizione di cose o documenti. Le parti medesime, nel corso del giudizio, possono ora ottenere dal giudice la pronuncia di un ordine di esibizione relativamente ad un documento di cui ritengano necessaria l’acquisizione al processo e che sia in possesso della controparte o di un terzo. Con il vigente codice non ha pertanto senso neppure negare efficacia probatoria al documento dolosamente sottratto, come sosteneva il Carnelutti prima dell’introduzione dell’apposita disciplina esibitoria, perché alla valutazione privatistica imposta dal rilievo essenziale dato al diritto sul documento, si è sostituita la valutazione meramente processuale che è fondata sugli stessi principi cui sono informati l’interrogatorio formale della parte e la prova testimoniale del terzo.
Il fondamento pubblicistico del nuovo istituto e la sua base esclusivamente processuale, trovano espressa conferma nell’ enfatica presentazione che ne fa il Ministro Guardasigilli nella relazione (n°29) al nuovo codice di procedura civile: “Il potere conferito al giudice di ordinare d’ufficio ispezioni sulla persona delle parti o di un terzo, ovvero sulle cose in loro possesso, quando ciò appaia indispensabile per conoscere i fatti della causa; ed altresì il potere di ordinare, a istanza di parte, la esibizione in giudizio di cose in possesso delle parti o del terzo, corrispondono, in conformità dei voti della dottrina e della pratica, a quelle stesse considerazioni di solidarietà sociale e di cooperazione dei cittadini al miglior funzionamento della giustizia, sul quale è basato il dovere pubblico di rendere testimonianza. Come il cittadino è tenuto a deporre secondo verità in giudizio, così, quando l’interesse della giustizia lo reclama, egli deve essere tenuto a mettere a disposizione di questa le proprie cose ed anche, in certi casi eccezionalissimi, la propria persona”.
Il legislatore dimostra in tal modo tutta la sua fiducia in un rimedio di carattere e finalità puramente istruttorie. E questa fiducia acquista particolare rilievo se si considera che i riferimenti dell’art.210 a requisiti ed interessi processuali seguono ad un progetto preliminare e ad un progetto definitivo di riforma del codice di procedura civile che ponevano, invece, come requisiti fondamentali della legittimità dell’ordine di esibizione l’esistenza del carattere della comunanza del documento, nei rapporti tra le parti, e dell’obbligo del terzo, per legge o per convenzione, alla consegna del documento medesimo.
 
Spunti e proposte in tema di fase iniziale rito ordinario civile di cognizione: elementi prassi
Decisione e motivazione
Il problema dell’esibizione di documenti nel codice di rito italiano
Protocollo per le udienze civili del Tribunale di Firenze “ Testo modificato ed aggiornato alla luce delle leggi n. 80 e n. 263 del 2005 e delle esperienze degli altri Osservatori.
Conclusioni
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